Risposta agli articoli del blog laboratoriobiettivo5
Per quanto io condivido la preoccupazione per il linguaggio, la questione della grammatica e del uso della ə per ovviare il generico maschile non mi convince. Se la questione in Italia è rimasta marginale, nel mondo ispano non lo è. Nel ultimo Congreso Internacional de la lengua spagnola (non sto qua a descrivere ma è molto importante) si è parlato proprio di questo. Certi paesi come l'Argentina ha messo la questione nel dibattito pubblico ed è motivo di aspra discussione politica.
La mia perplessità non riguarda il uso al femminile delle arte e professioni. Probabilmente perché nella lingua spagnola questo si è già risolto (non so nemmeno se è stato argomento di discussione oppure non è mai stata una questione) ma si parla di medica, architetta, senatrice. E' perfino entrato nel linguaggio comune anche "presidenta" pur essendo una parola che finisce con "e" e che nello spagnolo è generico per definizione.La allora presidenta Kirchner nel suo secondo mandato piú per populismo che per riflessione, più per la esaltazione dell'ignoranza (la declinazione non era usata in argentina allora e si considerava sbagliata) alla Trump, alla Salvini, per esprimere il bisogno di un cambiamento che abbia la donna come centro. Mentre Lei si chiamava presidenta in un gesto di chissà che ribellione (presidenta non è nemmeno sbagliato), la sua gestione non ha fatto niente per depenalizzare l'aborto (lei era contraria alla depenalizzazione) e il suo partito ha votato contro nella proposta del governo successivo, cosi da farlo far legge nel suo governo.
Magari la questione del uso del maschile per indicare il generico è un segno di qualcosa di profondo (come il patriarcato) ma non basta con cambiare la punta del iceberg (il linguaggio) per farsi che si modifichi la parte sommersa (il patriarcato). Ma piuttosto il linguaggio cambia, e sta cambiando proprio perché su base ideologica entra in crisi.
Comunque sia, nel caso dello spagnolo il cambiamento della "a/o" per "e" mi sembra una forzatura, suona male, è ingombrante, come lo sarebbe la ə in italiano. Come mi suona male architetto, sindaco, avvocato, ecc detto a una donna. Magari sono solo molto condizionata dal contesto in cui sono cresciuta. Nel libro di letture di mio figlio di seconda elementare c'è una pagina che parla della questione del linguaggio di genere e lo trovo una cosa molto positiva. Magari qualche maestra fa un laboratorio sul tema e poi quando loro saranno adulti la ə (o qualsiasi altro generico) suona benissimo.
O magari, con il tempo, il problema grammaticale perde la sua importanza e l'uso del maschile come generico rimane come segno arcaico della lingua ma senza il peso del significato che ha oggi. Così è successo con tanti tanti altri segni della lingua che hanno perso la loro importanza e oggi non sappiamo nemmeno il perché della loro presenza.
Al mio avviso è meno artificioso l'uso del *, @, ə, nel linguaggio scritto, o il più corretto uso di entrambi i generi per parlare come si sente sempre più frequentemente, che però esclude quella parte della comunità LGTB+ che non si sente rappresentata da
alcun sesso.

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