"Si è detto e scritto, che questo governo è stato necessario dal fallimento della politica. Mi sia consentito di non essere d'accordo. Nessuno fa un passo indietro rispetto alla propria identità. Ma semmai, in un nuovo e del tutto inconsueto perimetro di collaborazione, ne fa uno avanti nel rispondere alle necessità del paese, nell'avvicinarsi ai problemi quotidiani delle famiglie e delle imprese che ben sanno quando è il momento di lavorare insieme senza pregiudizi e senza rivalità" Mario Draghi 16/2/2021. Discorso al senato.
Per tante persone le alleanze governative che includono partiti di estrema destra e partiti considerati populisti di sinistra possono sembrare inconcepibili e segno di violazione del senso della politica. Per me sono l'espressione della inadeguatezza del persistere della metafora destra/sinistra.
Durante tutto il periodo della guerra fredda le etichette "destra" e "sinistra" sono state parte di una metafora potente, che vedeva tutte le opinioni politiche ordinate su un asse spaziale. La sua potenza deriva di tre cose: 1- è semplice da capire, quasi intuitivo; 2- Fornisce moltissima informazione sulle idee delle diverse posizioni, sia a livello di contenuto (sinistra, centro, destra) sia a livello d'intensità (quelli che sono agli stremi sono meno capaci di fare compromessi, quelli che sono al centro possono fare alleanze sia a destra che a sinistra, ecc.); e 3- permette al singolo di avere un rapporto diretto tra quello che lui/lei è socialmente inteso, quello che pensa (identità sociale), il partito che meglio lo rappresenta (identità politica) e le politiche che ne seguiranno (sicurezza nelle aspettative).
Per essere corretti bisogna dire che la politica italiana ha sempre rappresentato più di un asse (pensiamo ai religiosi/laici), ma la guerra fredda ha contribuito a forzare le prese di posizione in modo che alla fine ogni partito si inseriva in qualche parte tra l'URSS (sinistra) e gli USA (destra).
Un altro problema della metafora destra/sinistra sorge quando i partiti non si differenziano per i loro programmi ma per la modalità di leadership. Per esempio, una delle caratteristiche distintive del partito "5 stelle" non è quella di avere ideologie molto chiare e strutturate, ma di avere una organizzazione interna che rispecchia dei valori condivisi. Sono esempi: l'uso della piattaforma Rousseau per orientare la linea di partito e la recente decisione di cambiare la struttura del vertice di partito da una figura di segretario a un organismo collegiale.
Anche la Lega degli ultimi anni ha una leadership alla quale non interessano i programmi, ma si caratterizza per rispecchiare l'umore dell'elettorato in un momento determinato. Salvini può dire una cosa oggi e contradirla domani, senza che questo generi disagio nel suo elettorato. La coerenza del discorso non è la base del rapporto con l'elettore della Lega. Salvini, e anche Zaia, si posizionano come rappresentati della maggioranza delle opinioni che risultano dai sondaggi. Si presentano come lo specchio del sentire popolare. Non già come risultato di una votazione online (come la piattaforma Rousseau dei 5 Stelle) ma come espressione di un sentire profondo, viscerale, che paradossalmente può cambiare velocemente.
Altro problema dell'uso del binomio destra/sinistra per interpretare le posizioni politiche dei partiti attuali è che non c'è più una automatica identificazione tra identità sociale, identità politica e aspettative. Una volta ci si aspettava che un operaio fosse di sinistra, un industriale o imprenditore di destra. E che l'operaio, oltre ad essere di sinistra, fosse anche povero e avesse bisogno del welfare statale (educazione, salute, sicurezza sociale). Contrariamente, l'industriale o imprenditore di destra doveva essere ricco, capace di fornirsi salute ed educazione dal mercato e con una rendita in grado di dargli benessere quando non può lavorare, e così via.
In conclusione, credo che sia anacronistico chiedere ai partiti politici di rimanere ancorati a una concezione ormai troppo riduttiva del rapporto tra elettori, ideologie e azione politica. Noi, come elettori, dobbiamo essere consapevoli che le nostre idee, rappresentate in Parlamento tramite il voto, non si trasformeranno in una azione politica senza mediazione. E la causa non è da addebitare al fallimento della politica. Molte volte è la conseguenza di una elaborazione più raffinata della idea stessa o di un accordo tra le parti, cioè al successo della politica.

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