Il 26/6/25 la
Commissione Affari Costituzionali del Senato ha votato contro la proposta di emendamento
della legge 165 del 2/7/2004 che prevede la “non immediata rieleggibilità allo
scadere del secondo mandato consecutivo del Presidente della Giunta Regionale”.
Principio ripreso dalla Legge Elettorale della Regione Veneto n.5 del 16/01/2012.
In sintesi, Zaia non può ricandidarsi come Presidente della Regione nelle
prossime elezioni.
Allora perché si cerca
di far rieleggere Zaia se ben due leggi, una regionale e una nazionale, dicono
esplicitamente che non si può? Potendo scegliere, cosa è più democratico in
questa vicenda: lasciare a Zaia ricandidarsi assecondando il parere popolare (“lasciare
scegliere ai veneti” come suggerisce Zaia) oppure mettere un limite alle
rielezioni?
Se io fossi del
partito Lega Nord- Liga Veneta sarei interessata a continuare a candidare Zaia perché
ha vinto le precedenti elezioni con maggioranze schiaccianti (60.16% - 2010;
50.88%- 2015; e 76.79%-2020). Avere Zaia candidato è quasi come avere una vittoria
in tasca. È una prospettiva molto allettante per un partito politico che, nonostante
sia parte della coalizione di governo, a livello nazionale fa fatica ad
arrivare al 9%.
Inoltre, un
recente sondaggio di SWG del 4 giugno scorso conferma Zaia come il governatore
italiano più amato con il 70% di gradimento. La sua candidatura sarebbe la
risposta alle preferenze di una ampia maggioranza della popolazione del Veneto.
Se la democrazia è, dalla Antica Grecia, il governo del popolo allora il 70% è una
buona rappresentanza di questo popolo.
In realtà, dal
400 A.C ad oggi molta acqua è passata sotto il ponte, e abbiamo imparato che il
popolo, lasciato al proprio capriccio è capace di condannare a morte perfino Socrate.
C’è una distinzione da fare tra “democrazia” e “dittatura della maggioranza”. La
democrazia è un sistema istituzionale complesso ideato per far convivere in
armonia popolazioni libere che esprimono diverse maggioranze, minoranze e
preferenze cambianti.
Nelle democrazie moderne
le preferenze del popolo vanno strutturate secondo un criterio di importanza:
prima si scelgono i valori e si scrivono le costituzioni, poi si scelgono le
leggi e finalmente si scelgono i governi. Allora alla domanda se è più
democratico la preferenza del 70% o la legge, la risposta è la legge perché le
opinioni sui politici sono destinate a cambiare costantemente mentre le leggi rispondono
a maggioranze espresse su valori.
Le moderne
costituzioni prevedono che le leggi si possano cambiare se una maggioranza non è
d’accordo con la legge. Se il 70% della popolazione vuole rieleggere Zaia,
dobbiamo usare tutti i mezzi che la legge ci offre (e ce ne offre tanti) per tentare
di cambiare la legge, proprio come l’emendamento richiesto in Senato ieri.
A questo punto, siamo
sicuri di voler cambiare il limite dei due mandati per tutti i Presidenti di
Giunta Regionale? Adesso che Zaia è molto amato e non ha dato segni di voler
abusare della sua posizione, due mandati sembrano poco, ma la legge varrà anche
per il successivo, e anche per gli altri governatori.
Tentare di cambiare la legge elettorale è legittimo, quello che è dannoso è delegittimare tutto l’apparato democratico quando in una occasione puntuale la legge non asseconda le preferenze della maggioranza. La Lega non ha trovato il consenso per cambiare le leggi che gli impediscono a Zaia di ripresentarsi nel 2025. Adesso bisognerebbe poter resistere alla tentazione di mettere l'ampio gradimento di Zaia contro le istituzioni democratiche e usare quel supporto onorare la sua brillante carriera politica lasciando ad altri possibili candidati le elezioni del 2025. Lo aspettiamo nel 2030!

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